Il morso di una vorace zanzara estiva fu letale al pavido guerriero e paladino dello zucchero filato, che fortuna volle, non perì in quella occasione, ma ebbe una pausa forzata nelle sue attività.
più che altro, destò preoccupazione il modesto rubor, sede del feroce attacco, visti i tempi, dove tutto si conquista a suon di facili doni e costose armature, il nostro, casualmente sprovvisto di tutto punto fu facile preda.
Castrum Novum, anno 2019
L'educazione dovrebbe essere come minimo fidanzata con il giudizio di un uomo, da sole avrebbero poco da dire per definizione.
E di certo un uomo non è tale per il valore dei regali ricevuti, il che si avvicina ad una paternale dai tratti moralistici, ma non lo è affatto.
Logica, al pari dell'analisi grammaticale.
Il pugile è forte per il suo talento, per i sacrifici che fa, per le privazioni cui è costretto per ambire ad un risultato, la disciplina e il rispetto delle regole faranno di lui un uomo di valore, oltre che atleta.
I guantoni odierni dai camouflage ai colori con stampe più cha accattivanti, quasi fanno arrivare una strana nostalgia dei tempi in cui i colori dei guantoni da boxe erano neri o rossi, punto.
Anche gli scarponcini vintage, per quanto fascinosi non saranno mai confortevoli e funzionali come gli odierni, delle marche più prestigiose.
Eppure, udite, anzi no, leggete se vi va, tutti gli equipaggiamenti del pianeta, non faranno mai l'atleta nel suo significato nobile.
Ed è anche provato senza alcuna ricerca scientifica ed evidente, che gli umanoidi odierni, per quanti equipaggiamenti possano avere a disposizione, resteranno in attesa di conferma sulla "dicitura" in fondo al documento di identità, per quanto riguarda l'essere "uomo o donna", in base alle propria condotta e statene certi, nessuno è più al sicuro dai morsi dei piccoli ematofaghi.
Fuori i secondi.
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domenica 25 agosto 2019
martedì 30 luglio 2019
In elegante equilibrio
Il primo Rocky Balboa vede il protagonista nella sua prima serata galante in una pista di pattinaggio su ghiaccio, dove rincorre la sua amata, a tratti goffa sui pattini.
Nonostante la maggior difficoltà e la richiesta di grandi doti atletiche, il pattinaggio a rotelle è meno popolare di quello sul ghiaccio e ad oggi, non ha accesso ai giochi olimpici.
Eppure, gli allenamenti sono duri ed eleganti allo stesso tempo, le movenze sinuose e potenti, le coreografie da cardiopalmo quasi a togliere il fiato come se il tutto fosse surreale.
Senza pause estive, senza soste, le rotelle girano e volteggiano, i corpi scivolano e saltano nella loro bellezza, nei sogni impossibili resi possibili come solo nelle discipline a noi care.
Eppure, nella teoria del pescivendolo con patentino di guardiadivani, non converrebbe tale pratica, a quale scopo poi? Se anche fosse la gloria di quindici vittorie mondiali, non varrebbe il gioco.
Ognuno ha la sua ignoranza nell'arte, compresa quella corporea e si è sempre in pochi a riconoscere ed apprezzare i talenti, anche quando sono atletici ma lontani dalle masse.
Oggi c’è un cielo e una luce che “Dammi la mano che ti porto a pattinare”.
(Fabrizio Caramagna)
Nonostante la maggior difficoltà e la richiesta di grandi doti atletiche, il pattinaggio a rotelle è meno popolare di quello sul ghiaccio e ad oggi, non ha accesso ai giochi olimpici.
Eppure, gli allenamenti sono duri ed eleganti allo stesso tempo, le movenze sinuose e potenti, le coreografie da cardiopalmo quasi a togliere il fiato come se il tutto fosse surreale.
Senza pause estive, senza soste, le rotelle girano e volteggiano, i corpi scivolano e saltano nella loro bellezza, nei sogni impossibili resi possibili come solo nelle discipline a noi care.
Eppure, nella teoria del pescivendolo con patentino di guardiadivani, non converrebbe tale pratica, a quale scopo poi? Se anche fosse la gloria di quindici vittorie mondiali, non varrebbe il gioco.
Ognuno ha la sua ignoranza nell'arte, compresa quella corporea e si è sempre in pochi a riconoscere ed apprezzare i talenti, anche quando sono atletici ma lontani dalle masse.
Oggi c’è un cielo e una luce che “Dammi la mano che ti porto a pattinare”.
(Fabrizio Caramagna)
lunedì 25 febbraio 2019
Un pugno è per sempre
Chi ha praticato la boxe per diverso tempo ed ha avuto la fortuna di aver avuto un buon Maestro, è quasi certo di non dover pagare mai più una palestra per allenarsi, poiché, gli insegnamenti ricevuti, bastano per una vita intera e forse per un'altra ancora.
Il prodotto finale, l'arte del tirare, incassare e schivare pugni, arriva dopo anni di allenamenti talmente belli e disumani, che a volte sembrano finzione cinematografica.
I giochi di gambe, gli addominali a testa in giù come pipistrelli, il saper usare tutto quel poco che vi è in palestra, o tutto quello che l'ambiente offre, spesso, si confonde con il mare, fluido, adattabile, irascibile e meraviglioso.
E l'aria torbida con le particelle di sudore che giocano anch'esse al pugilato, i sogni prendono forma nei guantoni maleodoranti e nei bendaggi sempre logori.
Il prodotto finale, l'arte del tirare, incassare e schivare pugni, arriva dopo anni di allenamenti talmente belli e disumani, che a volte sembrano finzione cinematografica.
I giochi di gambe, gli addominali a testa in giù come pipistrelli, il saper usare tutto quel poco che vi è in palestra, o tutto quello che l'ambiente offre, spesso, si confonde con il mare, fluido, adattabile, irascibile e meraviglioso.
E l'aria torbida con le particelle di sudore che giocano anch'esse al pugilato, i sogni prendono forma nei guantoni maleodoranti e nei bendaggi sempre logori.
mercoledì 16 gennaio 2019
Ustione di nessun grado
Fu attirato in trappola dalle sue ossessioni, a lei bastò poco per innescarlo: una bruciatura sulla mano dalla mattina, arrivata fino a sera senza metterci nulla sopra, totalmente scondita nelle cause e negli effetti.
Lo scopo era ironizzare sugli eventi pregressi, conoscendo la bestia nelle sue debolezze, la gestione è stata semplice quanto l'uso di un telecomando.
Al pari di quel giorno, in quella catastrofe, complice la temperatura del forno con una presina logora, dove sarebbero afferiti diversi mezzi di emergenza, tra cui elicotteri della lego e modellini di ambulanze da costruire in due settimane.
Nel contempo, tra un incasso non monetario e una schivata, il cuore sempre in alto, lo spirito a volte tentenna, ma mai e poi mai cede un passo, nei sudori e nei calici, quando il comune senno avrebbe chiuso il conto con biglietto di sola andata, alcune gambe continuano il loro gioco, a destra e sinistra, avanti e indietro, a volte prevedibili, altre ferme al confronto.
L'ecchimosi a volte si accompagna alle abrasioni create dallo sfregamento dei guantoni, con un prodotto facciale simile ad una ustione.
Eppure, quei matti continuano, continuano, con pugni e prese per il culo, eleganti spostamenti, gaffe e costati crinati, fuori forma in leggero sovrappeso o in agile famelica magrezza, tipica dei pugilatori.
Lo scopo era ironizzare sugli eventi pregressi, conoscendo la bestia nelle sue debolezze, la gestione è stata semplice quanto l'uso di un telecomando.
Al pari di quel giorno, in quella catastrofe, complice la temperatura del forno con una presina logora, dove sarebbero afferiti diversi mezzi di emergenza, tra cui elicotteri della lego e modellini di ambulanze da costruire in due settimane.
Nel contempo, tra un incasso non monetario e una schivata, il cuore sempre in alto, lo spirito a volte tentenna, ma mai e poi mai cede un passo, nei sudori e nei calici, quando il comune senno avrebbe chiuso il conto con biglietto di sola andata, alcune gambe continuano il loro gioco, a destra e sinistra, avanti e indietro, a volte prevedibili, altre ferme al confronto.
L'ecchimosi a volte si accompagna alle abrasioni create dallo sfregamento dei guantoni, con un prodotto facciale simile ad una ustione.
Eppure, quei matti continuano, continuano, con pugni e prese per il culo, eleganti spostamenti, gaffe e costati crinati, fuori forma in leggero sovrappeso o in agile famelica magrezza, tipica dei pugilatori.
mercoledì 31 ottobre 2018
Tendenza fuori tempo
Una attuale conversazione da tastiera telefonica è stata rievocazione di quello che i nostri ambienti sono da sempre: due montanti sinistri assestati al fegato, un gancio destro schiantato sull'arcata costale sinistra.
Con emozioni fin troppo impegnative, ricordo le giornate alla Pugilistica Rosetana, con il nostro Maestro, a volte in borghese, altre maestoso in tuta bianca e noi, i suoi ragazzi, nelle tenute più svariate, chi con calzini diversi, qualcuno con la maglia termica delle forze armate, di quelle color panna, le tute ridotte a brandelli a causa delle continue sedute di sudori e sofferenze.
A prima vista senza mare, lo scenario potrebbe sembrare un inno alla povertà ed alla sciatteria, un concentrato di emarginati con fissa dimora in una Palestra di Pugilato.
In questi posti fortemente anacronistici, la divisa, eccetto rare eccezioni, non ha un ruolo di importanza, anzi, non ha proprio ruolo.
Questo è storia da sempre e per sempre, difficile, quasi impossibile da capire a chi non ha avuto l'educazione da pugile.
La "divisa" stropicciata e la toppa non sono mai stati motivo di imbarazzo o poca galanteria, perché di lì a poco, dopo una doccia, o comunque fuori dal luogo degli allenamenti, si scoprono degli esseri con passioni di letture e musiche da stendere perfino l'intellettuale più ostento ostico e spocchioso.
E poi, raramente, credo mai, i ragazzi cresciuti nelle culle della Nobile Arte, soccombono per il caldo o per il freddo, ci si abitua a tutto, qui non occorre il massaggiatore per un crampo, si risolve in fiero silenzio.
Chi può gettare la spugna è solo il Maestro e se decide di farlo, lo fa per il bene del suo ragazzo, perché sa che il pugile, lui non getterebbe mai la spugna, a costo di incontrare la morte nei guantoni, al pari del marinaio che non abbandona la sua amata barca, o il soldato che non lascia indietro i suoi compagni.
E' un romanticismo con tanti strappi e romantiche pezze al culo, in totale disinteresse riguardo moda del momento ma anche di quella passata e futura, nella considerazione che l'abito non fa il monaco, ma che i modi fanno il guerriero odierno, anche in una lurida maglietta logora, con dentro un bel contenuto, senza aiuto alcuno da parte del nutrizionista.
"Non vinco, non perdo, ma combatto sempre".
(Cuore Alto)
Con emozioni fin troppo impegnative, ricordo le giornate alla Pugilistica Rosetana, con il nostro Maestro, a volte in borghese, altre maestoso in tuta bianca e noi, i suoi ragazzi, nelle tenute più svariate, chi con calzini diversi, qualcuno con la maglia termica delle forze armate, di quelle color panna, le tute ridotte a brandelli a causa delle continue sedute di sudori e sofferenze.
A prima vista senza mare, lo scenario potrebbe sembrare un inno alla povertà ed alla sciatteria, un concentrato di emarginati con fissa dimora in una Palestra di Pugilato.
In questi posti fortemente anacronistici, la divisa, eccetto rare eccezioni, non ha un ruolo di importanza, anzi, non ha proprio ruolo.
Questo è storia da sempre e per sempre, difficile, quasi impossibile da capire a chi non ha avuto l'educazione da pugile.
La "divisa" stropicciata e la toppa non sono mai stati motivo di imbarazzo o poca galanteria, perché di lì a poco, dopo una doccia, o comunque fuori dal luogo degli allenamenti, si scoprono degli esseri con passioni di letture e musiche da stendere perfino l'intellettuale più ostento ostico e spocchioso.
E poi, raramente, credo mai, i ragazzi cresciuti nelle culle della Nobile Arte, soccombono per il caldo o per il freddo, ci si abitua a tutto, qui non occorre il massaggiatore per un crampo, si risolve in fiero silenzio.
Chi può gettare la spugna è solo il Maestro e se decide di farlo, lo fa per il bene del suo ragazzo, perché sa che il pugile, lui non getterebbe mai la spugna, a costo di incontrare la morte nei guantoni, al pari del marinaio che non abbandona la sua amata barca, o il soldato che non lascia indietro i suoi compagni.
E' un romanticismo con tanti strappi e romantiche pezze al culo, in totale disinteresse riguardo moda del momento ma anche di quella passata e futura, nella considerazione che l'abito non fa il monaco, ma che i modi fanno il guerriero odierno, anche in una lurida maglietta logora, con dentro un bel contenuto, senza aiuto alcuno da parte del nutrizionista.
"Non vinco, non perdo, ma combatto sempre".
(Cuore Alto)
sabato 22 settembre 2018
Mezzo secolo emozionante in due atterramenti nella stessa ripresa
Gli eventi straordinari appunto perché tali, accadono quando meno te lo aspetti, nella loro bellezza, o in spettacolari tragedie.
Nonostante gli echi dei sesti sensi ti suggeriscono in tutti i modi di restare a casa, perché qualcosa sta per accadere, con le buone maniere fai orecchie da mercante a te stesso ed esci per passare una tranquilla serata, insieme a coloro con i quali condividi le giornate tutt'altro che tranquille e routinarie, in quel posto allestito per erogare aiuti precoci.
Uno di essi ha avuto il piacere di condividere il suo mezzo secolo con alcuni di noi e ovvio, il proforma culinario a volte banale, seguito da letture emozionanti, umide di lacrime, aritmiche nelle emozioni, dai figli al padre, dove, tra sorrisi e battute di buon gusto, rivolte a colui, che spesso, a causa della propria passione nell'arte teatrale, si fatica a distinguere dalla realtà, ad uno sguardo superficiale, non proprio da apneista.
Lo sguardo degli occhi amici, avrà colto, oltre gli occhi gonfi e tumefatti dal momento, il silenzio sincero delle emozioni.
Il brindisi era dovuto agli anni, il KO pugilistico non era previsto.
L'evento più atteso nei match di pugilato, in quel contesto ci stava come il parmigiano sul guazzetto alla giuliese.
Giusto il tempo di percepire con trecento dubbi in dieci secondi, quello che stava per accadere, in una indecisa e flebile richiesta di aiuto e l'arbitro inizia il conteggio, le luci erano spente.
Hanno riferito con spavento e stupore, cinque secondi di totale assenza con un accenno di decerebrazione: al risveglio, lo stupore, il tentativo fallito prima ancora di tentare, del recupero della posizione ortostatica.
Riuscita ad ottenere una posizione seduta, forse affrettata, ma di fretta ve ne era tanta, con il risultato di un altro KO.
In pochi istanti, la professione si è riflessa, nel contempo è arrivata una romantica quanto bugiarda conversazione telefonica e recita annessa, per far si che il mare di casa restasse calmo.
Il resto è routine con tante parole inutili, costruite su poca logica.
Forse guerrieri, quei personaggi che ambirebbero passare a miglior vita lontano da un letto di ospedale.
Buona vita, che possa ambire ad essere sempre più ardente.
Una bella e leale scazzottata sul ring a volte è come fare del buon sesso.
Le citazioni uniche, dei pugili e del vino.
Nonostante gli echi dei sesti sensi ti suggeriscono in tutti i modi di restare a casa, perché qualcosa sta per accadere, con le buone maniere fai orecchie da mercante a te stesso ed esci per passare una tranquilla serata, insieme a coloro con i quali condividi le giornate tutt'altro che tranquille e routinarie, in quel posto allestito per erogare aiuti precoci.
Uno di essi ha avuto il piacere di condividere il suo mezzo secolo con alcuni di noi e ovvio, il proforma culinario a volte banale, seguito da letture emozionanti, umide di lacrime, aritmiche nelle emozioni, dai figli al padre, dove, tra sorrisi e battute di buon gusto, rivolte a colui, che spesso, a causa della propria passione nell'arte teatrale, si fatica a distinguere dalla realtà, ad uno sguardo superficiale, non proprio da apneista.
Lo sguardo degli occhi amici, avrà colto, oltre gli occhi gonfi e tumefatti dal momento, il silenzio sincero delle emozioni.
Il brindisi era dovuto agli anni, il KO pugilistico non era previsto.
L'evento più atteso nei match di pugilato, in quel contesto ci stava come il parmigiano sul guazzetto alla giuliese.
Giusto il tempo di percepire con trecento dubbi in dieci secondi, quello che stava per accadere, in una indecisa e flebile richiesta di aiuto e l'arbitro inizia il conteggio, le luci erano spente.
Hanno riferito con spavento e stupore, cinque secondi di totale assenza con un accenno di decerebrazione: al risveglio, lo stupore, il tentativo fallito prima ancora di tentare, del recupero della posizione ortostatica.
Riuscita ad ottenere una posizione seduta, forse affrettata, ma di fretta ve ne era tanta, con il risultato di un altro KO.
In pochi istanti, la professione si è riflessa, nel contempo è arrivata una romantica quanto bugiarda conversazione telefonica e recita annessa, per far si che il mare di casa restasse calmo.
Il resto è routine con tante parole inutili, costruite su poca logica.
Forse guerrieri, quei personaggi che ambirebbero passare a miglior vita lontano da un letto di ospedale.
Buona vita, che possa ambire ad essere sempre più ardente.
Una bella e leale scazzottata sul ring a volte è come fare del buon sesso.
Le citazioni uniche, dei pugili e del vino.
giovedì 23 agosto 2018
Il folletto sul ring traballante
Con un gamba era andato dall'altra parte, non era il genere di esercizio cui era abituato, una prova così , non era prevista nei protocolli di allenamento, a sentirlo non sembra vero, giusto perché, tra una pausa e l'altra ci scappa una sincera risata.
La paura in parte domata, una piccola porzione conservata per mantenere una giusta dose di normalità, perché dopo questi allenamenti non si torna più come prima, sono esercizi simili a tatuaggi, restano scarificati nell'anima, cambiando qualche aspetto posturale dell'umore, lui stesso conferma che da quei giorni non si è più arrabbiato.
La fortuna della vita andrebbe interpretata, spesso si presenta in questo modo, da questi racconti dagli ingranaggi mai schematici.
La paura in parte domata, una piccola porzione conservata per mantenere una giusta dose di normalità, perché dopo questi allenamenti non si torna più come prima, sono esercizi simili a tatuaggi, restano scarificati nell'anima, cambiando qualche aspetto posturale dell'umore, lui stesso conferma che da quei giorni non si è più arrabbiato.
La fortuna della vita andrebbe interpretata, spesso si presenta in questo modo, da questi racconti dagli ingranaggi mai schematici.
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