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venerdì 20 gennaio 2017

Il provocatore di cefali appassionati di spioncini

Durante la festa estiva arriva lei, l'animatrice e mangia gran parte dei dolcetti, non potendo fare altro, viste le scarse capacità di intrattenimento.
Tra i vari disturbi di personalità narcisistica, le manie di persecuzione e le ossessioni, confesso, dalla  mia decennale esperienza professionale negli ambienti psichiatrici, o forse solo un umile e superficiale, passaggio, di essere attratto, tanto più da quelle che consideriamo normalità quotidiane, che dalle patologie in senso stretto.
La sindrome da primadonna senza palcoscenico, commuove come pochi il mio lato oscuro e goliardico, la frenesia alimentare dei tonni, no, sbagliavo un attimo, la frustrazione di essere quello che non si é.
Il carnevale del ruffiano travestito da guerriero, è ancor meglio di quello brasiliano, se poi, si riesce a reperire della buona marijuana, pur essendo fobici, si può andare in barca in alto mare , anche se, l'acqua ci terrorizza già quando arriva ad altezza delle chiappe.
Fortuna che arriva lui, il calabrone, che si trasforma in tastaferro bevitore di vino a svegliarci, riportandoci nel mondo reale, in cui il triagista valuta chi mandare in purgatorio.
I miei idoli notturni e diurni, che incassano diretti destri e ganci sinistri, anche quando il pugile non c'è, eppure, a sentir loro, i traumi ci sono, eccome.
I pugili e i pescatori subacquei proprio non li capisco, gli apneisti che fissano per secondi e minuti i pavimenti delle piscine.
Forse, in testa, al posto della logica, hanno un bel frullatore a pannelli solari.
Ferite, ecchimosi ed ematomi da pugni in faccia; in questo paese, per fortuna, la Noble Art, è stata relegata a piccoli ritaglietti da ultima pagina dei quotidiani sportivi.
In questo paese, mancano guerrieri  capaci di passionali follie da tempo ormai.
Ci vorrebbe più invidia intellettuale, anche metà, o ancor meno, rispetto alla sconsiderata passione, rozza a tratti,  per gli autoscatti.














mercoledì 21 dicembre 2016

Tre punti di sutura in 5 metri di sole abbagliante


Sette minuti di attesa.
Le percezioni soggettive sono così varie quanto affascinanti e pittoresche, romanzate in situazioni e orizzonti infiniti.
Vorrei sentire i racconti degli avversari di Mike Tyson che sono rimasti in piedi, ogni ripresa da tre minuti ripetuta per dodici volte.
Una tortura, un calvario nel terrore di buscarle per bene e fare forse, una bruttissima fine, con la consolazione di una pensione di invalidità permanente con cui pagare badanti e presidi per deambulare.
Ma per favore, milioni di dollari in pochi minuti, per fuggire o far finta di fare il match.
Tre punti di sutura in regione mentoniera, un dramma apocalittico con piccoli torrenti di sangue.
In realtà, l'apparenza, non inganna, le ferite lacero contuse, sono una bella, breve e dolente  scocciatura, occorre sempre una buona dose di coraggio per farsi ricucire.
Il bello è che finisce lì, a volte, ancora più velocemente di come è iniziata.
Il dolore di una perdita, forse ha ben poche descrizioni, essendo sempre e comunque per definizione un sintomo soggettivo, spazia in varie soglie.
Ogni uomo ha una sua deglutizione.

Cinque metri in apnea sotto il mare quasi una passeggiata, per qualcuno non vi è neanche il bisogno di compensare a questa profondità.
In quei  metri, un patto impossibile da proporre al cuore,  i numerosi round, disumani, tanti più delle 15 vecchie riprese di un titolo mondiale, portano a nessun risultato.
Non vi è spazio per i mea culpa, non vi sono giustificazioni per la paura, bisogna solo prenderne atto e interrompere l'incontro.








giovedì 27 ottobre 2016

Il Ring in mezzo al mare






Convinto che avesse solo dieci anni più di me, quando ho scoperto che in realtà erano 13, quasi andavo K.O tecnico emotivo sulla sabbia, in quella fresca e ventosa serata estiva.
Eravamo agli allenamenti al mare, a fare vasche sul bagnasciuga verso il porto, al molo sud.
Mentre io organizzavo e improvvisavo esercizi e circuiti infernali, con vista mare e tramonto,  lui ha dedicato l'intera lezione ai neofiti, arrivati ad allenamento iniziato.
La settimana precedente, aveva fatto qualche ripresa con un pugile agonista della nazionale italiana, sempre sul mare, in una palestra insolita, delimitata solo dall'orizzonte.
Un ring sul mare giuliese, uno di quelli regolamentari, di cui non ricordo mai le misure, posto direttamente sul blu, con noi sopra a fare i guanti con birre al tramonto come premio.
Spesso, vi è la convinzione che i migliori maestri sportivi siano quelli con un passato da campioni, ricchi di coppe e medaglie e targhe appese in palestra o in ufficio.
Mi piace credere che la passione, unita alla capacità di trasmettere la conoscenza, con i sogni e le stelle, sia la migliore dote che possa avere un maestro.
Il difficile del talento è  dare l'esempio, come sostengo da sempre, "facile" essere campioni a vent'anni, poi, con qualche anno in più, i passaggi si complicano.
Nessuno si senta sminuito, tantomeno i valorosi della noble art, il sacrificio che affrontano, spesso è indescrivibile, affascinate e gradevole solo nella finzione dei film.
Eppure, resto incantato, come i bambini alle storie surreali, quando vedo un cinquantaseienne che si allena meglio di un ventenne, di un quarantasettenne che guarda le sigarette, vince lui e si spara 12 km di corsa, poi ancora, di quel ragazzo troppo giovane per le conoscenze che ha del mare e dei suoi abitanti.
Stasera mi chiedo da che parte sarà l'ingresso del ring.
Lo vedo bene in un ponticello del molo sud, per scendere poi attraverso le scalette del quadrato, con ultimo avversario un feroce squalo di cui faremo braciole grigliate.





Durante una corsa estiva,  CuoreAlto, ha preso a girare tutto intorno ad un vigile in servizio, noi al seguito, per goliardia, ma con rispetto sempre.
Poi in pochi, compatti in squadra durante gli allunghi, in pochi abbiamo capito lo spirito di quelle serate, il più veloce rallenta, il più lento accelera, a formare uno non so di cosa, ma uno e basta, in una disciplina che potrebbe sembrare individuale e solitaria a prescindere.

A 56474328 anni non sogniamo di essere, saremo quello che non siamo mai stati.








lunedì 17 ottobre 2016

Il lombrico combattente fuggito dal negozio di esche

E quel giorno, in quel ufficio, si levò un urlo, il cui intento era quello di squarciare una porzione di cielo e con po' di fortuna, di rimbalzo, alzare qualche onda, tanto da spaventare anche gli impassibili squalotti.
Ogni giorno una nuova bizzarria, una nuova trovata.
Per incutere più timore si qualificò come pugilatore, che in realtà non era mai stato, probabilmente neanche nei suoi sogni a sospetta pertinenza culinaria.
Dolori esagerati, fitte e fettine panate, per concludere in un teatrino ridicolo e patetico.
Non vi era nulla che non andasse, se non la sua fibra interna mai sfoderata.
Agli squalotti era concesso, si fa per dire, solo un borbottio in alto mare e nulla più, senonché con un giro elegante e sapientemente respirato, uno di essi smascherò la sua natura pavida, mettendo fine a quella farsa originale, ma solo per il coinvolgimento forzato della noble art.
Il dispiacere rimase, era stata chiamata in causa un'arte che nulla aveva da spartire in quel contesto, già bistrattata, ghettizzata, relegata anche più lontano del cassetto dei sogni.
Per carità, che nessuno abbia affermato che siano scuole per aspiranti Santi, anzi, gli ambienti di contorno hanno gusti che più corrotti non si può, eppure, nella parte essenziale, dove si modellano i pugilatori, la lealtà e il coraggio sono vere.



La sua ala non era rotta, solo fratturata dissero e il calabrone bevitore di vino la portò in salvo.


venerdì 30 settembre 2016

Destroide







Il confronto nel Pugilato è un momento importante, evitarlo equivale alla sconfitta di se stessi.
Forse.
Non dobbiamo essere per forza tutti mangiatori di pugni, ma certo è, che resta indigesto il solo guardare uomini cui starebbe bene una quarta di reggiseno. Anche una terza farebbe la sua porca figura.
Ad oggi, i social network permettono a tanti, troppi, di spacciarsi per guerrieri senza alcuna macchia,  neanche quella di caffè sulla camicia appena stirata.
Mars mi richiama mentre camminiamo, "scrivi soltanto le cose belle, metti da parte rabbia e delusioni."
" Sei troppo destroide, chi non ti conosce potrebbe scambiarti per un invasato di destra."
Io sono di destra da sempre, magari l'avrò saputo tardi,  non di quella politica ovviamente, troppi camerati da tastiera.
La destra è la disciplina che cerco di imporre alla mia persona, senza prendermi troppo sul serio, ma se un uomo vale quanto la sua parola, i conti, a volte tornano.
La rivoluzioni sono quelle dei guerrieri, quasi mai dei soldati e se per sovversivi qualcuno intende a violente codardie, è fuori zona.
Così come la  differenza tra soldati e guerrieri di cui sopra, diversa è la motivazione di chi, per obbligo, gode delle albe più belle e chi, senza forzatura alcuna, se non quella delle privazione puramente personale, delle proprie ore di sonno, cerca l'alba ogni volta che può.
Non è poi così importante saper nuotare, salvo poi, scoprire che il non imparare questa arte, sarebbe causa di acidule frustrazioni.

Una guardia pugilistica impostata male dall'inizio, sarebbe causa di molti mali, tradotti in pugni presi in bocca in quantità eccessive.
Così come, non tornano i conti quando ad un bambino piace più mangiare che giocare e se poi, il suo gioco è quello dei rettangoli che hanno mille giochi dentro,  allora, cerco la destra o un bel destro da piazzare alle  schiavizzazioni endemiche.









"Anche io avrei voluto essere il tuo compagno di banco..."
Ti prego, papà, non aggiungere altro."



martedì 27 settembre 2016

Il pugile sul tatami

Se la logica dovesse vincere la boxe soccomberebbe.
Non ci sarebbe  neanche più il panino con il prosciutto cotto e burro in piena estate, il vino in eccesso avrebbe altri effetti e la frittella prenderebbe il posto di un bicchiere d'acqua.



 












Ghigo e Tup consigliano  di non perder tempo nelle spiegazioni a chi ignora per sua volontà.
Spigolare, puntualizzare e spiegazioni illecite, richiedono  troppe energie.
Esistono categorie di umani cui quando accade qualcosa di avverso, a prescindere, è sempre più grave o importante di quello che accade al resto del mondo.
Non si tratta solo di egocentrismo, è pura ansia che trasforma ogni particella in pianeta abitabile con nuove fonti di energie rinnovabili.
Spesso, un singolo concetto ha già la risposta dentro.
La differenza tra una frattura composta ed una scomposta è già nella frase stessa, non serve aggiungere altro.
La differenza tra un pugile ed una ballerina è che la ballerina avrà i suoi connotati per la maggior parte della sua vita se tutto va bene, tra i dolori degli allenamenti e delle estensioni forzate, le dita dei piedi quasi fossero messe a macerare, il faccino, bello o brutto che esso sia, difficilmente subirà grossi traumi.
A tal proposito, volevo ribadire ai detrattori della Noble Art, che, al contrario della danza, le dita dei piedi dei pugili, non saranno mai sottoposte a traumatismi importanti e resteranno  integre.
A volte, sono costretto ad essere criptico e cambiare argomento con una tirata di freno a mano, per evitare qualsiasi tipo di violazione.
E comunque, ogni situazione non è reale ed è inventata nel corso delle notti che verranno.

Una mattina venne quel ragazzo accompagnato dalla madre, la prima impressione è stata da mammocero incallito, (leggi mammone), tanto era pulito il suo viso.
"Non volevo assolutamente.... Erano ubriachi e avevano bastoni di legno, erano in cinque e ne ho stesi tre, sono un Pugile."






martedì 6 settembre 2016

70 minuti


Ho imparato a nuotare nel Mar Ionio che bagna la Messenia, nel Peloponneso, grazie a mio zio, che ha avviato al nuoto me ed i miei cugini grazie al suo essere severo e simpatico allo stesso tempo, donatore di sicurezza e scaccia paure come pochi.
Dall'educazione che ho ricevuto, ho imparato che ci si può permettere la critica solo quando si è bravi almeno a metà nell'argomento del disappunto.




Prima ripresa.
Il match che vorrei vedere sarebbe quello tra il mare e la montagna.
Io tifo sporco per il mare, ma la montagna, non cederà un passo.
Certo che a subire l'insulto senza cognizione di causa è dura da metabolizzare, il ceffone educativo fa capolino e il bufaloneurone si trattiene a stento.
Merdocan è una nuova razza canina che abbaia per nulla, per nessun motivo sensato, se non quello, di appartenere a razze di taglia piccola.
In altra sponda, senza mancar di rispetto, sorridiamo ai dentisti più svariate ed eventuali figure e figurine, convinte di esser operatori d'emergenza e l'equilibrio ha il suo ritorno.
Quella sera, avevamo perso la parola, eppure non siamo nuovi a serate del genere.
Anche la fatica ha avuto il suo ruolo da primadonna, la mia mano destra era più che dolorante, a tratti addormentata, una strana cefalea che stentava ad abbandonarmi.
Elicabav, provato nell'animo e nel corpo, mi ha preso una bottiglietta d'acqua fresca,
Più del possibile era stato fatto, o forse no, a me sembra sempre poco quando perdiamo. Sembrava fossimo usciti da una sauna, tanto eravamo zuppi.
Un  innocente, fin troppo giovane e disperato abbraccio  mi è rimasto.
Pausa di  sessanta secondi all'angolo. Angolo blu.



Se altri occhi avessero visto, se altre braccia, gambe e schiene avessero affrontato quei posti, ora ci sarebbero tante rinunce per quelle offerte di lavoro per aspiranti supereroi.
E i saggi, quelli resterebbero in silenzio.
Ultima ripresa
Capricci e piacevoli ribellioni una sera alla Boxe tortoretana, poi i saluti, gli abbracci, le richieste di tornare.
E poi, una sera mi ritrovo a fare guanti con un giovane stronzo, che appena può lancia delle bordate incredibili. eppure, il suo stile, nonostante la giovane età, era scarso, il suo pugilato brutto da vedere.
Altra sera, nella Palestra più bella del Mondo mi ritrovo con l'amico dello stronzo.
ovviamente stronzo al quadrato.
Gli spiego che è un turno per amatori e che comunque, anche se ci fossero stati campioni, durante la lezione degli amatori, i guanti, leggi sparring, si fanno in scioltezza e basta.
Ecco la conferma della potenza matematica.
Bordate da ultima ripresa con sorriso falso d'autore, finché mi sfilo il paradenti e chiedo se volesse una ginocchiata in bocca.
va via senza aspettare il turno agonisti.
Noi, siamo di altra pasta, io preferisco quella asciutta.
Al momento non posso permettermi uno sparring a pieno contatto,  per mancanza di allenamento, ma soprattutto per nuove disposizioni della mia colonna cervicale, pare che il mio nuovo assetto posturale non sia a norma.
A tal proposito, poche sere fa, l'eterno ragazzo cubano, mi ha ricordato gli sparring di kick senza caschetti... Altre colonne.
Sorrido.

Non sapeva camminare, ha imparato prima a correre.

"Quando ho smesso di fumare correvo 12 km tre volte la settimana, poi guardavo le sigarette e gli dicevo: vinco io."
Roberto